(2002) Fotografie di Daniele Gussago
L’idea di un viaggio nell’Est europeo, nel nuovo secolo, cioè ad oltre dieci anni dalla caduta del Muro. Un viaggio pensato come la ricerca di un’archeologia politica, in uno stato comunista ancora legato alla vecchia ideologia, che non prova neppure a mascherarla di democrazia e libero mercato. Qui resiste il Partito Unico. La Bielorussia è anche il paese più colpito dalla nube di Chernobyl, un ricordo lontano, del secolo passato, ma che mantiene ancora tutto il carico di desolazione e abbandono seguito all’”Evacuazione” dei villaggi colpiti. Evacuazione non completa, solo alcuni villaggi sono stati effettivamente abbandonati, altri sono rimasti “presidiati”, spesso da bande di criminali che hanno trovato in queste terre un rifugio sicuro.
Gomel, una città “coccolata” da molte organizzazioni di sostegno alle vittime di Chernobyl, in particolar modo ai bambini, è una città che cerca comunque di costruirsi un futuro. Visitata in un primo viaggio nell’ottobre 2002 e poi rivista a distanza di un anno esatto mi è sembrata comunque in evoluzione: nelle pubblicità sono apparsi perfino gli indirizzi Internet. In un paese dove neppure la segreteria di un ospedale è dotata di un computer. Al mercato le bancarelle sono piene di merce ma, come mi è stato fatto notare da una nostra accompagnatrice, nessuno compra ma tutti cercano di vendere.
E’ una città piena di gente che cammina a piedi, le automobili sono poche e i mezzi pubblici sono sempre affollati. Come in molti paesi ex sovietici la povertà è diffusa e sono molti quelli che devono ricorrere all’aiuto offerto dall’estero e da Case di Accoglienza come quella gestita dalle sorelle di Madre Teresa, nel centro di Gomel accanto ad una dorata chiesa ortodossa.