Il lavoro in Pakistan

2007 © Photo Daniele Gussago

Un viaggio tra i lavoratori del Pakistan. In Pakistan si comincia a lavorare molto presto, troppo presto secondo i nostri standards. La prima tappa è presso le fornaci di mattoni. Queste ciminiere sono visibili ovunque sulla strada da Islamabad a Peshawar. Il terreno argilloso della grande pianura è lì, disponibile per chiunque sia così disperato da usarlo per fare mattoni. Dalla campagna alla città, nelle piccole botteghe dei carpentieri. Ambienti scuri, poca aria agitata da ventilatori. Anche qui lavoro minorile. Il contributo dei ragazzi-lavoratori all’economia domestica è fondamentale, il solo capofamiglia non può farcela. Le donne sono blindate in casa e non possono contribuire in modo sostanziale. Quindi prima il lavoro e poi la scuola, quando va bene. Cave e miniere, luoghi tradizionalmente associati al lavoro duro e pericoloso. Spesso questi luoghi sono isolati, lontani da centri abitati. e i lavoratori sono costretti a vivere nei pressi, in capanne di fortuna. Alcune aziende occidentali investono in Pakistan per l’evidente convenienza del basso costo della manodopera. I prodotti sono destinati interamente all’esportazione. Vediamo palloni cuciti a mano con i marchi di note squadre, anche italiane. Vediamo la fabbricazione di giubbotti in pelle, oggetti impensabili nel clima pakistano. Vediamo anche la produzione di sigarette per il mercato interno. Dalla foglia di tabacco fino alla stecca di pacchetti. Tecnologia americana, ci dicono con soddisfazione. Un aspetto positivo della globalizzazione: anche qui possono esistere luoghi di lavoro decenti.

Nel mondo del lavoro pakistano sta entrando un nuovo soggetto, anche quello importato dall’Ovest: il sindacato. Un’entità per molti versi ancora sconosciuta, soprattutto tra i piccoli imprenditori e gli artigiani. Siamo agli inizi, il sindacato in Pakistan ha “ben 80.000 iscritti” su una popolazione di oltre 170 milioni di abitanti. Alcune categorie, ad esempio i contadini, non sono sindacalizzabili per legge. I latifondisti sono una potenza, più degli industriali. Il lavoro di ISCOS-CISL è quello di seminare l’idea di sindacato, affiancare i piccoli gruppi di persone, motivatissime e molto coraggiose, che stanno creando i loro sindacati per migliorare le condizioni dei lavoratori. Un tentativo difficile di modernizzare una società che per molti versi sta regredendo e che soffre di una crescente emorragia di forza lavoro.

La versione virtuale del libro edito da Iscos Pakistan è visibile qui.

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