Kosovo

2005 © Photo Daniele Gussago 

Per poter capire la situazione del Kosovo bisogna assolutamente abbandonare le categorie del giusto/sbagliato, torto/ragione, vittima/carnefice. L’etnia albanese è stata a lungo perseguitata dall’etnia serba. Il progetto della Grande Serbia che doveva trasformare in senso nazionalista la federazione Yugoslava è partito dalla negazione dell’autonomia albanese. Il progressivo allontanamento da ogni incarico pubblico degli albanesi, l’eliminazione di buona parte della classe dirigente e degli intellettuali ha notevolmente impoverito il patrimonio sociale degli albanesi. Dopo l’intervento NATO e il conseguente ritiro delle milizie e dell’esercito serbo sono iniziati i “regolamenti di conti”. Il gergo della malavita si addice alla cultura del clan chiuso tuttora molto forte in Kosovo. Un retaggio antico che la mancanza di leadership culturalmente mature non consente di correggere. Da qui alcuni “errori” come la distruzione di chiese ortodosse, la segregazione in ghetti di buona parte dell’ormai ridotta e impotente minoranza serba, il boicottaggio di buona parte dei tentativi di integrazione delle due etnie. A causa di questi errori si sta rapidamente esaurendo il patrimonio di soliderietà internazionale accumulato dagli albanesi durante gli anni di oppressione e feroci pulizie etniche. Vincitori, con l’aiuto NATO (Missione KFOR), della guerra stanno perdendo, nonostante l’aiuto ONU (Missione UNMIK), la pace.  Il passaggio da elite a minoranza discriminata è stato un colpo durissimo per l’etnia serba in Kosovo. Essere abituati a comandare e ritrovarsi senza i più elementari diritti, vivere in casa propria e accorgersi che ora è diventata un ambiente ostile. Il marzo 2004 è stato un chiaro messaggio da parte degli albanesi: il Kosovo è nostro e voi dovete andarvene. Chi poteva l’ha già fatto, chi resta è perchè non ha altro posto dove andare. In Serbia i serbi kosovari non sono ben visti, come in Albania non sono ben visti gli albanesi kosovari. Sembra una maledizione di questa terra. Chi si è scoperto minoranza solo ora e chi è minoranza da sempre: i rom e i gorani. I primi sono stati e sono tuttora malvisti da tutte le etnie. I rom hanno sempre fatto il lavoro sporco per chi era al comando con il risultato di essere nemici di tutti. I Gorani vivono isolati in montagna, minoranza periferica. La periferia li ha tenuti relativamente al sicuro dalla fase più cruenta del conflitto come ora li tiene lontani dallo sforzo di ricostruzione.  Il problema religioso si è inserito di prepotenza nel conflitto etnico tra serbi e albanesi. L’appoggio morale dato ai miliziani serbi da parte della chiesa ortodossa non è stato perdonato dagli albanesi come pure la distruzione di tante moschee attuato per serbianizzare il Kosovo. Da qui la ritorsione che ha distrutto antichissimi monasteri e chiese.  Come tutti i paesi appena usciti da una guerra anche in Kosovo il problema ambientale è purtroppo molto grave. E come in tutti i paesi appena usciti da una guerra il fattore ambientale ha una priorità molto bassa nell’agenda di un governo, magari non del tutto stabile. Alcuni impianti industriali del vecchio regime yugoslavo mostrano ancora i segni dei bombardamenti NATO. Questi impianti non sono sorvegliati e la loro bonifica è ancora lontana. Un’altro problema è costituito dalla centrale termoelettrica nei pressi di Obilich alla periferia di Prishtina. I fumi di questa centrale arrivano fino alla capitale. La compagnia elettrica kosovara ha notevoli problemi a farsi pagare le bollette da parte dei cittadini. I furti di elettricità sono la norma e questo crea dei buchi nel bilancio della società.

Per aggiornamenti sulla situazione in Kosovo: NATO KFOR, KFOR IT, UNMIK 

Da questo reportage è stata tratta una mostra esposta presso la Galleria Nazionale di Prishtina il 2 dicembre 2005. Fu necessario il supporto del personale UN e dei Carabinieri per la scorta di una rappresentanza di serbi durante l’inaugurazione della mostra. Vedere personale internazionale, serbi, albanesi e rom pacificamente nelle stesse sale è stato un evento memorabile.

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